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Maschere

 

Marco Gozzi, Ritratto di C. Goldoni con le maschere della Commedia dell'arte,
San Giovanni Bianco, Bergamo, Casa parrocchiale

Si affaccia, dice, vengono… nei canovacci della Commedia dell’arte i verbi sono coniugati al tempo presente. Un piccolo tempo, effimero, popolato da personaggi improvvisati che hanno sempre fame: servi e padroni, passioni e tradimenti, svenimenti e rossori. Va in scena la vita quotidiana coi sogni di ognuno, è una sarabanda di smorfie e caricature: nascono le maschere. A partire dalla metà del Cinquecento danno vita a figure care alla memoria di molti; ognuna di esse incarna un aspetto del carattere umano. La loro delicata presenza è ormai svanita, altre maschere occupano la scena.


Si affaccia alla finestra per vedere il tempo, vede che è vicino a farsi giorno, che gli par mill’anni, che non trova mai la via a andare a letto, che fa tutta la notte come i gatti quand’ hanno i pedignoni; racconta come ancor lei vive ma che amore non li fa fare quelle pazzie come la sua padrona, che essendo vedova ha praticato il mondo; dice che si comincia a far giorno.


Le maschere della Commedia dell'Arte



ottobre  2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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