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II
a.c.
autoritratto
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Memorie di cieco
Gerard Richter, Motorboot, 1965 Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione, se pure dolorosamente, fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo. In mancanza di questo rito che sollecita una stretta con la Natura, laddove l'oggetto del ricordo si sottrae alla visione, la memoria di chi rimane si vela fino ad accecarsi: ricordare, infatti, è prima di tutto rivedere. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza. Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty, da Memorie di cieco, di Jacques Derrida
11 novembre 2007 |
akatalēpsia
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arte.go
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