Una memoria sfregiata riconduce
sempre al sentiero
delle rovine.
Benché morto e rimorto,
debbo vivere:
la città è folle d'acqua che straripa,
e com'è bella, gaia, zigomuta,
com'è dolce sul vomere il grasso strato d'humus,
come posa la steppa nel rimestio d'aprile;
ed è il tuo Buonarroti questo cielo sublime...