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II
a.c.
autoritratto
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Salto nel vuoto
Yves Klein, Le saut dans le vide, 1960 Non si preoccupi per me, somatizzo.
Questi artisti non
guardano lungamente la vita, non si esprimono sommessamente, non escludono
nulla e, in molti di essi, specie quando mettono allo scoperto
l’organizzazione mostruosa del reale e tutte le nostre infermità (sottraendosi
alla connivenza farisaica e alla tartuferia ipocrita), la sofferenza non si
scioglie nel misticismo. E’ un affrontare la morte attraverso la vita,
frugando al di sotto, esibendo il segreto e il rovescio. Solo sperimentando a
poco a poco la morte si riesce a saperne un po’ di più sulla vita, solo
mostrando quanto è precario tutto ciò che siamo abituati a chiamare stato
normale. Non sceneggiano la storia di un personaggio. Cercano l’uomo-umano,
che non è castrato dal funzionalismo della società, l’uomo che sfugge al
concetto di profitto. L’importante non è sapere, ma sapere che si sa. E’ uno
stato in cui la cultura non serve più a niente.
Lea Vergine,
Il corpo come linguaggio marzo 2006
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akatalēpsia
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arte.go
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