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Spring
 

Gilbert & George,  Photo-sculptures: Spring, 1976

Non le pare di non esagerare?
Si figuri, cerco sempre di avere il minimo dalla vita.


Tra i più romantici nell’esaltare, enfatizzandone anche i nonsenses, i valori del sentimento, ci sono gli inglesi Gilbert e Gorge. Uno squisito tableau vivant, immerso in una rêverie intessuta di azioni intime che concedono poco al privato. La loro conoscenza della realtà non è certo adattamento ad essa (se non nei momenti in cui recitano in pubblico, e allora si fa rapporto reciproco tra organismo e ambiente): è piuttosto fuga, elusione, favoreggiamento. Gilbert e Gorge fanno di tutto perché non esista alcuna differenza tra ciò che è la loro vita e l’arte: il loro tenace accanimento in questa direzione non è lontano dall’eroismo. Marionette satiriche al confine tra l’umano e il disumano. Essi fingono di ignorare la loro condizione di superstiti solo per combatterla meglio. Il massimo successo è sopravvivere, diceva Saul Bellow. Lea Vergine, Il corpo come linguaggio

 

marzo  2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

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