Contare le pecore

14 luglio 2005

 Giotto  ·  Sogno di Gioacchino  ·  1303-05  ·  Cappella degli Scrovegni  ·  Padova
Giotto  ·  Sogno di Gioacchino  ·  1303-05  ·  Cappella degli Scrovegni  ·  Padova

Un sonno che si prolunghi oltre il naturale bisogno fisiologico, in qualche caso, può considerarsi un’adeguata risposta alle domande sul senso della vita. A volte l’immobilità è la sola forma di resistenza possibile. Sedati i bisogni nutrizionali, e in assenza di guerre sotto casa, in un divano vuoto si può trovare tutto ciò che serve per stare a questo mondo. Ai santi la vertigine delle stigmate. © Graziano Spinosi

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Non ha senso aggrapparsi a un modello antropologico di cui la corruzione e l’incertezza dei tempi hanno decretato l’inesorabile declino. L’individuo eroico che, sostenuto da un codice d’onore collettivo, si lanciava generosamente nelle cose pubbliche alla ricerca di prestigio e di gloria, si è sgretolato sotto il peso di un mutamento epocale che ne lascia sopravvivere solo un pallido e risibile simulacro. A questo ingannevole feticcio, Montaigne oppone la figura del saggio, che sa cogliere la chanche di una inattesa libertà per conoscersi, e per fare della propria debolezza la propria inedita forza. […] Limite, moderazione, mediocrità, medietà: sono questi gli ideali del saggio. La saggezza consiste nel rinunciare a tutto ciò che è eccezionale, glorioso, eminente, in quanto ormai avvolto inesorabilmente in un alone di inautenticità, e nel riconoscere la propria natura di uomini comuni. Elena Pulcini · L’individuo senza passioni

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