Posts Tagged ‘corpo’

Tonsure

Monday, March 20th, 2006

Marcel Duchamp ∙ Tonsure, Autoritratto

Marcel DuchampTonsure, Autoritratto ∙ 1919

Le dispiace se dico una bugia? Sogno
poco in questo periodo.

Graziano Spinosi

©

L’angoscia è, come abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia (connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo nascosti sotto il nostro contrario. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Opera vivente

Sunday, March 19th, 2006

  Piero Manzoni ·  Opera d'arte vivente

Piero Manzoni · Opera d’arte vivente · 1961

Si rimetta le mutande per favore,
non amo le atmosfere romantiche.

Graziano Spinosi

©

Le testimonianze di sé, della propria vita, l’intera sfera del privato vengono impiegate come materiale di repertorio. Tutto diventa recuperabile: una qualunque azione di un qualsiasi momento di una qualsiasi giornata; le proprie foto, le radiografie; la propria voce; tutti i possibili rapporti con gli escrementi e con i genitali; ricostruzioni di fatti del proprio passato o messe in scena di sogni; l’inventario degli incidenti di famiglia; la ginnastica, la mimica e le acrobazie; le percosse e le ferite. “…in ciascuna percezione il corpo è là: esso è il passato immediato in quanto affiora ancora nel presente che lo fugge. Questo significa che esso è, ad un tempo, punto di vista e punto di partenza: un punto di vista o un punto di partenza che io sono e che insieme oltrepasso verso ciò che ho da essere” (J. P. Sartre) Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Nel vuoto

Sunday, March 19th, 2006

Y-KLEIN-LE-SAUT-DANS-LE-VIDE-1960-M

Yves KleinLe saut dans le vide ∙ 1960

Non si preoccupi per me
somatizzo.

Graziano Spinosi

©

Questi artisti non guardano lungamente la vita, non si esprimono sommessamente, non escludono nulla e, in molti di essi, specie quando mettono allo scoperto l’organizzazione mostruosa del reale e tutte le nostre infermità (sottraendosi alla connivenza farisaica e alla tartuferia ipocrita), la sofferenza non si scioglie nel misticismo. È un affrontare la morte attraverso la vita, frugando al di sotto, esibendo il segreto e il rovescio. Solo sperimentando a poco a poco la morte si riesce a saperne un po’ di più sulla vita, solo mostrando quanto è precario tutto ciò che siamo abituati a chiamare stato normale. Non sceneggiano la storia di un personaggio. Cercano l’uomo-umano, che non è castrato dal funzionalismo della società, l’uomo che sfugge al concetto di profitto. L’importante non è sapere, ma sapere che si sa. È uno stato in cui la cultura non serve più a niente. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Ana

Sunday, March 12th, 2006

Günter Brus  · Ana

Günter Brus · Ana · 1964

Perché non mi da una mano? Non vede
che non ho più paura di niente?

Graziano Spinosi

©

La vittima si fa carnefice, il torturato torturatore. E’ di scena la pitagorica legge del taglione: l’offensore subisce lo stesso danno che ha inflitto all’offeso. Si scatenano le pulsioni distruttive. Si celebrano veri e propri  riti di contaminazione, il cui senso assume o una nostalgia di contaminazione infinita o la forza di una violenza che va sempre interpretata come un mezzo per rompere e decomporre la normalità delle figure in cui l’uomo è ipocritamente obbligato a riconoscersi. Sono evidenti le analogie tra cerimoniali ossessivi e pratiche di culto. Le nevrosi ossessive, come è stato già dimostrato dalla psicoanalisi, costituiscono l’equivalente patologico del rituale religioso. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Fontana

Sunday, March 12th, 2006

Bruce Nauman ∙ Autoritratto come fontana

Bruce Nauman Autoritratto come fontana ∙ 1966

Ha visto che slancio? Questo è niente,
mi creda, qualche volta riesco anche a tacere.

Graziano Spinosi

©

Alcuni mettono in atto uno spostamento, un’inversione, una censura attraverso citazioni antropologiche o invenzioni a carattere onirico; altri si fanno invece portatori di affabulazioni paradossali e terrifiche; altri ancora, più mitomani, si soffermano sugli chocs dell’infanzia e sui transferts dell’adolescenza. Abbiamo l’uomo che è solo tale, l’uomo che non è faber, né ludens, né sapiens: l’uomo senza la Favola (senza la morale, l’apologo e l’allegoria), l’uomo col suo terrore della banalità ininterrotta, con le sue affezioni e disaffezioni maledette, coi suoi atti pii e osceni, coi suoi visceri rossi e impuri, col suo gusto della decadenza e dell’espiazione. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Orlan

Saturday, March 11th, 2006

Orlan ∙ Autoritratto

Orlan Autoritratto ∙ 1998

La tela è il corpo, il proprio corpo colorato, sezionato, modificato da interventi chirurgici. Orlan cambia faccia ripetutamente, cambiando così la sua riconoscibilità. Il confine tra essere e dover essere si riduce al punto da lasciar tracimare ogni possibile identità; di volta in volta un nuovo volto, una nuova persona, nessuno. © Graziano Spinosi


Spring

Tuesday, March 7th, 2006

Gilbert & George · Photo-sculptures: Spring

Gilbert & George · Photo-sculptures: Spring · 1976

Non le pare di non esagerare?
Si figuri, cerco sempre di avere il minimo dalla vita.

Graziano Spinosi

©

Tra i più romantici nell’esaltare, enfatizzandone anche i nonsenses, i valori del sentimento, ci sono gli inglesi Gilbert e George. Uno squisito tableau vivant, immerso in una rêverie intessuta di azioni intime che concedono poco al privato. La loro conoscenza della realtà non è certo adattamento ad essa (se non nei momenti in cui recitano in pubblico, e allora si fa rapporto reciproco tra organismo e ambiente): è piuttosto fuga, elusione, favoreggiamento. Gilbert e Gorge fanno di tutto perché non esista alcuna differenza tra ciò che è la loro vita e l’arte: il loro tenace accanimento in questa direzione non è lontano dall’eroismo. Marionette satiriche al confine tra l’umano e il disumano. Essi fingono di ignorare la loro condizione di superstiti solo per combatterla meglio. Il massimo successo è sopravvivere, diceva Saul Bellow. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio