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Il medico di famiglia

Wednesday, May 18th, 2005

INGRES

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Ritratto di Jean-Baptiste Desdéban · 1806 · Museo di Besançon

Come molti bambini avevo paura del dottore: la postura severa, l’ampia corporatura e l’odore di fenolo nell’aria mi spaventavano. Anche lo stetoscopio che ciondolava dalla tasca del camice bianco m’inquietava – una biscia nera, ammaestrata e maldestra. Crescendo, ho compreso che il medico di famiglia teneva questo comportamento a causa della convinzione, assai diffusa a quei tempi, che coi bambini ci si dovesse comportare sorridendo il meno possibile. Ciò nonostante, ho consegnato anche l’icona del burbero medico di famiglia al teatrino della mia infanzia. Per ragioni che immagino diverse, ma oscure anch’esse, non ho mai incrociato un critico d’arte capace di sorridere spontaneamente. Graziano Spinosi

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La critica, in Italia, vale quanto tutto il rimanente. Che importa che i critici siano tanti? Si sa: gl’italiani traversano un infelicissimo quarto d’ora. La leggerezza, l’incapacità, l’ignoranza, la scipitaggine regnano, sovrane quasi assolute, su questa terra altre volte frequentata dalle muse e benedetta da Apollo. La critica, quanto a sé, suole furiosamente reclutare i propri militi fra coloro che, assaggiati tutti i mestieri, si sono mostrati inidonei a ogni altro lavoro. Critica, refugium peccatorum. Ambiguo è il volto di questa dea asciutta e senza cuore. In sostanza, che cos’è la critica? Secondo ragione, la critica dovrebbe sedere anche più in alto delle arti, e in certo modo contenerle in sé. Allora solamente essa potrebbe riuscire feconda alle arti, promuoverle, guidarle. Ma esempi di una critica siffatta, non se ne trovano se non pochissimi in tutto il corso della storia. Per il rimanente, la critica è, siccome oggi vediamo, vacuo chiacchierìo di gente oziosa, vanesia e ignorante. Vuole la mala sorte di questa infelicissima epoca, che i frutti di chi lavora con fatica e pazienza tenacissime, sieno esposti quindi a questo gracchiante consesso di cornacchie ammaestrate. Alberto Savinio · La nascita di Venere