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Scimmie di mare

Sunday, February 4th, 2007

El Greco · Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo 
El Greco · Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo
1587 ·
National Gallery of Scotland · Edimburgo

Forse, un giorno, le scimmie penseranno
di discendere dall’uomo.

Graziano Spinosi

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Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo abbiamo volato nell’aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra. Jack London · Il vagabondo delle stelle

Traduzione di Stefano Manferlotti


El Greco

Saturday, February 18th, 2006

El Greco · Autoritratto 
El Greco · Autoritratto · 1604
The Metropolitan Museum of Art · New York

C’è l’odore del sangue nei dipinti di El Greco. Il sangue gonfia i polsi, dilata il palato dei serpenti. Uomini e animali, minacciati dal tempo, combattono la stessa predestinazione. I santi, loro malgrado, sono i più guastati dal cielo, dalla sorte e dal desiderio. Scrutano l’alto, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

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Benchè morto da secoli, El Greco… · da alètheia


San Martino

Wednesday, January 26th, 2005

 El Greco · San Martino e il mendicante   
El Greco · San Martino e il mendicante · 1597-99
National Gallery of Art · Washington

Nell’antico Giappone il nemico si umiliava digiunando.

Souffrir pou quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrême. Così Omero soffre per i Troiani, contempla la morte di Ettore; così il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario. È avere accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come uno schermo tra essa e tutto quanto può minacciarla, in noi e al di fuori di noi. È avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti minacce, che sono la condizione stessa della gioia. Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male. Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarsi senza riposo all’equivoco dell’immaginazione, alla pigrizia dell’abitudine, all’ipnosi del costume, la sua facoltà di attenzione, è chiedergli di attuare la sua massima forma. È chiedergli qualcosa di molto prossimo alla santità in un tempo che sembra perseguire soltanto, con cieca furia e agghiacciante successo, il divorzio totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione. Cristina Campo · Gli Imperdonabili