Posts Tagged ‘ingmar bergman’

Nomadi

Tuesday, March 2nd, 2010

Brice Marden · Grove Group III

Brice Marden · Grove Group III · 1973

Il corpo è un testo, la memoria il sottotesto.
L’identità è un ritorno inattuabile.

Graziano Spinosi

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Alcuni continuano a proclamare la necessità di tornare alla natura; ma mi risulta che non dicono mai che si dovrebbe procedere verso la natura. Se i nostri modelli sono le apparizioni che abbiamo in sogno, o il ricordo del nostro passato preistorico, questi sono forse a minor titolo parte della natura o della realtà di quanto non lo sia la rappresentazione di una mucca in un campo? A mio parere certa cosiddetta astrazione non è affatto tale; al contrario, essa è il realismo del nostro tempo. · 1948 · Adolph Gottlieb · La scuola di New York

Nell’opacità silenziosa della nuda vita, nella malinconia senza nome di un pomeriggio in una città straniera, nel sentimento soffocante della morte, o nell’ebbrezza della percezione di una verità imminente ma inafferrabile, nella disperazione di sentirsi cosa tra cose, cercare una storia significa lavorare pazientemente i confini per trasformarli in transiti e in passaggi: in soglie. O, se questo non è possibile, almeno cercare di cogliere e di comunicare che il confine stesso, che ora appare insuperabile, non è l’ultimo confine. Al di là di esso c’è probabilmente un altro confine, un altro orizzonte. Franco Rella · Dall’esilio

Io penso che la vita…  ·  da  Altri appunti


L’ora del lupo

Sunday, March 23rd, 2008

Ingmar Bergman · L'ora del lupo

Ingmar Bergman · L’ora del lupo (fotogramma) ·1967

Marzo era il mese dei fuochi e delle prime sere all’aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo veniva scoperchiato e parlava. Dopo la rimozione del pesante coperchio indietreggiavamo, ansiosi di udire la sua voce. Ci batteva il cuore. Poi qualcuno, tra i più grandi, si avvicinava adagio e si sporgeva, in punta di piedi, ruotando il capo perché l’orecchio potesse cogliere il più flebile suono. La sua fuga improvvisa era il segnale che il pozzo aveva parlato. Tutti allora fuggivamo per lo spavento, ma subito dopo tornavamo a scrutare il suo fondo buio, la forma di quella voce. Sembrava un lamento, un respiro o soltanto uno sbadiglio, chissà. La paura del pozzo che parlava era una smania che doveva restare segreta. Graziano Spinosi

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La memoria è immersa nel tempo, nasce dal passato e vive del passato, e dalla memoria vissuta (dalla memoria interiore) rinascono continuamente i ricordi che si modificano di stato d’animo in stato d’animo, di situazione in situazione, e che si intrecciano senza fine con i modi con cui riviviamo, o ci è possibile rivivere, l’avvenire: il futuro. [...] Dai vasti quartieri della memoria vissuta sgorgano sciami di immagini e di ricordi che si riflettono febbrilmente nel presente, solo se non è disturbata la continuità intenzionale del tempo: solo se, e quando, passato, presente e futuro si integrano e si correlano unitariamente, consentendo ad ogni esistenza umana di storicizzarsi. Eugenio Borgna · Come in uno specchio oscuramente


Mediterraneo · 7

Tuesday, July 31st, 2007

Ingmar Bergman

Ingmar Bergman · 14 luglio 1918 – 30 luglio 2007

…mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare
l’enorme betulla a due tronchi.

Ingmar Bergman · Lanterna magica

Michelangelo Antonioni

Michelangelo Antonioni · 29 settembre 1912 – 30 luglio 2007

Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.

Michelangelo Antonioni