Posts Tagged ‘josé saramago’

Pescavo

Sunday, June 20th, 2010

JEAN-DUBUFFET-DHOTHEL-NUANCE-D-ABRICOT-1947-P

Jean Dubuffet · Dhôtel nuancé d’abricot · 1947

  Muore un bimbo,
se muore un vecchio.

Graziano Spinosi

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Non sono mai stato un grande pescatore. Usavo, come qualsiasi altro ragazzino della mia età e dai mezzi tanto modesti come lo erano i miei, una semplice canna con l’amo, il piombo e il galleggiante di sughero legati al filo da pesca, niente a che vedere con gli artefatti moderni che sarebbero comparsi più tardi e che arrivai a vedere in mano ad alcuni dilettanti locali quando ormai ero cresciuto e avevo abbandonato ogni illusione piscatoria. Di conseguenza, le mie catture si riducevano sempre a qualche rara carpa, di rado qualche barbo, e pure piccolo, e tante ore passate invano (invano, a ben dire, nessuna, perché senza rendermene conto pescavo delle cose che nel futuro si sarebbero rivelate per me non meno importanti, immagini, odori, rumori, brezze, sensazioni). Per lo più seduto in riva all’acqua… non credo che esista al mondo un silenzio più profondo del silenzio dell’acqua.

Cade la pioggia, il vento sferza gli alberi spogli, e dal passato emerge e si avvicina un’immagine, quella di un uomo alto e magro, vecchio, lungo un sentiero allagato. Ha un bastone in spalla, una palandrana infangata e antica, e su di lui si riversano tutte le acque del cielo. Davanti a lui procedono i maiali, a testa bassa, sfiorando il suolo con il grugno. L’uomo che così si avvicina, sfumato nell’acquazzone, è mio nonno. È stanco, il vecchio. Si trascina appresso settant’anni di vita difficile, di privazioni, di ignoranza. Eppure è un uomo saggio, taciturno, che apre bocca solo per dire l’indispensabile. Parla talmente poco che tutti stiamo in silenzio lì ad ascoltare quando sul volto gli si accende qualcosa di simile a una luce di avviso. Ha una maniera strana di guardare in lontananza, anche se quel lontano è solo la parete che ha davanti. Il suo profilo sembra come tagliato con l’accetta, fisso ma espressivo, e gli occhi, piccoli e penetranti, di tanto in tanto brillano come se qualcosa che stesse pensando fosse stata definitivamente compresa. È un uomo come tanti altri in questa terra, in questo mondo, forse un Einstein schiacciato sotto una montagna di cose impossibili, un filosofo, un grande scrittore analfabeta. Qualcosa sarebbe stato, che non ha mai potuto essere. Rammento quelle tiepide sere d’estate, quando dormivamo sotto il grande fico, lo ascolto parlare della vita che ha fatto, del Cammino di Santiago che risplendeva sopra le nostre teste, del bestiame che allevava, delle storie e delle leggende della sua infanzia lontana. Ci addormentavamo tardi, ben avvolti nelle coperte per via del fresco mattutino. Ma l’immagine che non mi abbandonerà in quest’ora di malinconia è quella del vecchio che avanza sotto la pioggia, caparbio, silenzioso, come chi compie un destino che nulla potrà modificare. Tranne la morte. Questo vecchio, che quasi sfioro con la mano, non sa come morirà. Ancora non sa che pochi giorni prima del suo ultimo giorno avrà il presentimento che la fine è arrivata e andrà, di albero in albero del suo orto, ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dalle ombre amiche, dai frutti che non mangerà più. Perché allora sarà arrivata la grande ombra, finché la memoria non lo farà resuscitare sul sentiero allagato o sotto la volta del cielo e l’eterno interrogativo degli astri. Che parola pronuncerà allora? José Saramago · Le piccole memorie

José Saramago · Il diritto all’indignazione

José de Sousa Saramago · da NAZIONE INDIANA


Recordare

Sunday, March 28th, 2010

Edward Munch · Bacio alla finestra

Edward Munch · Bacio alla finestra (part) · 1892
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

Io non dipingo ciò che vedo. Ma ciò che ho visto.

La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.

Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

José Saramago · Noi abitiamo una memoria

Nel tempo che non c’era · da stefanorissetto


Nessuno

Wednesday, October 10th, 2007

Perugino · San Sebastiano

Perugino · San Sebastiano · 1493-94 · Ermitage · S. Pietroburgo

Una pace severa, gli occhi forano il cielo. Nessuna voce, nessuna santità, nessun martirio. Graziano Spinosi

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La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno. José Saramago · Le intermittenze della morte