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Radici

Saturday, February 26th, 2011

L-ALBERO-DELLA-LONTANANZA-P

Radici

L’albero della lontananza

Nel nord del Ciad, nella prefettura di Faya, mio nonno aveva tanti alberi di datteri. Il suo nome era Osman, ma tutti lo chiamavano dattero, era il suo soprannome. Ogni estate partivamo con tutta la famiglia dal sud verso il nord per andare a raccogliere i datteri. Gli uomini si arrampicavano sulle palme, tagliavano i rami con i datteri e le donne e i bambini li sbattevano a terra per farli staccare dal picciolo. Poi li lasciavano al sole a essiccare. Restavamo lì per tre o quattro mesi, poi tornavamo a casa con la nostra scorta. Un giorno mio nonno mi regalò tre piccoli alberi di datteri da piantare nel nostro giardino. Ogni mattina serviva molta acqua per farli crescere, li annaffiavo prima che sorgesse il sole. Solo uno è sopravvissuto. Ho sempre sentito di avere una responsabilità verso il mio albero e così, quando sono andato in Libia a lavorare, telefonavo a casa e chiedevo sempre come stava. Mia madre mi diceva che stava bene, ma io sapevo che i miei fratelli spesso si dimenticavano di dargli da bere. Lo so, il mio albero non sta bene, soprattutto ora che sono ancora più lontano, che sono arrivato in Italia, nessuno lo sente come lo sento io, e più passa il tempo più lo vedo lontano. Hassan Aboubaker · Ciad


Lontananza

Thursday, September 17th, 2009

Graziano Spinosi · Isola di Saria 
Isola di
Saria · 2009

Da un luogo lontano è possibile misurare la dimensione di ciò che si è lasciato; la distanza che separa due punti è anche  il filo che li lega. La lontananza, rassicurante o allucinatoria, dissolve i confini incerti dell’immaginazione: l’orizzonte è lontano, lontano è l’attimo. Graziano Spinosi

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Laggiù! Le nuvole! Anche quando l’orizzonte è negato, il passaggio della nuvola mostra l’orizzonte come sua meta. È la meta del fuggitivo, l’orizzonte. Proprio perché è sempre oltre se stesso. È una meta priva del consistere, sempre dislocata oltre. Dove corrono le nuvole. [...]  Il paese dove corrono le nuvole, e con esse, i pensieri, è il paese celeste che mostra, all’orizzonte, i merli delle sue torri, le linee dei suoi minareti, le cupole delle sue moschee e delle sue chiese. La sua inesistenza è ragione della ricerca. La sua impossibilità è anima del cammino. Anche l’ombra della nuvola che corre sulla strada, sulla radura del bosco, sulla pelle del mare ha come meta quell’orizzonte, con il suo miraggio. Con la sua trasognata inesistenza.[...] Il nostos della nostalgia è trasmutato in una ricerca consapevole di allontanarsi sempre dal punto di partenza. Odisseo ritarda furtivamente il ritorno perché ha il presentimento che ritrovarsi a tu per tu con se stesso, e in un luogo da cui ci si è allontanati, comporterà una delusione certa. Il vero nostos di Ulisse non è Itaca, ma l’avventura, non l’approdo, ma l’affrontamento dell’estremo. Antonio Prete · Trattato della lontananza

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