Posts Tagged ‘mare’

Punto nave

Thursday, September 16th, 2010

MEDITERRANEO 20 VII 2010
Mediterraneo
· 20 agosto 2010

Un punto nave designa una posizione geografica, ma anche quella emozionale. Intersezione tra meridiano e parallelo la prima, crocicchio di spazio e tempo la seconda. Minuscolo punto svelato del globo terracqueo: qui, adesso, mi ritrovo fasciato da un orizzonte circolare, in un luogo accertato e metafisico. La sosta induce al ricordo, il viaggio sollecita un’immaginazione a venire. Graziano Spinosi

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In principio bisbiglia il liquido amniotico, quando il mio piccolo corpo nuota in tiepide acque e si muove con la lentezza di un’anima spinta da un soffio leggero. La carne volteggia lentamente nell’elemento acquatico come un pianeta che ruota in un cosmo lontano, quasi immobile, o come una molle medusa nell’oscurità dei fondali marini, quasi ieratica. Il solo disturbo proviene da influssi che segnano il passaggio di energie vitali nei miei organi. In questo confinato universo salato obbedisco, pesce primordiale o virtù marina incarnata, interamente agli affetti, alle pulsioni, alle emozioni e agli altri istinti materni. Il ritmo, il respiro, il sangue di mia madre condizionano il mio ritmo, il mio respiro, il mio sangue. […] È l’inizio di una lunga storia sotto il segno dell’eterno ritorno. Michel Onfray · Teoria del corpo amoroso


Kairòs · 4

Wednesday, May 19th, 2010

 V-CELMINS-NIGHT SKY-1992 
Vija Celmins · Night Sky · 1992

Il fiume come metafora del viaggio
e il viaggio dell’esistenza: partire sarebbe allora come nascere,
morire come tornare.
Al mare.

Graziano Spinosi

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Dopo il tempo ascendente del desiderio, e poi quello esaltante dell’avvenimento, arriva il tempo discendente del ritorno. Non si dà viaggio senza ricongiungimento a Itaca, che conferisce senso anche allo spostamento. Perché l’esercizio incessante del nomadismo esulerebbe dai limiti del viaggio, per entrare nell’erranza permanente, nel vagabondaggio. Perfino i nomadi praticano un genere di sedentarietà, perché praticano percorsi abituali, si radicano nell’abitudine di uno spostamento, sempre lo stesso, e poi usano ugualmente dei punti di riferimento, cespugli essiccati, ammassi di pietre, solchi e orme lasciate da animali, leggono sempre allo stesso modo le mappe delle stelle e quelle dei movimenti del sole, ma anche perché si recano in luoghi in cui hanno le loro abitudini, le loro pratiche tribali e rituali nell’arte di occupare terre.

Il luogo lasciato e poi ritrovato costituisce l’asse sul quale oscilla l’ago della bussola. Senza, non ci sono punti cardinali, né rosa dei venti, né possibilità di spostarsi e di organizzare la propria quadrettatura sulle carte del mondo. Su di lui oscilla l’acciaio che indica il nord magnetico e vibra, fragile. Senza, non vi è alcuna direzione, alcun andare, alcun ritorno possibile.

La ricerca di sé termina nel momento dell’ultimo respiro. Fin sull’orlo della fossa, si tratta di desiderare ancora e sempre la forza, la vita, il movimento. Il mondo rigurgita di vulcani sui quali inerpicarsi, di rive da meditare, di fiumi da discendere, di strade da imboccare, di treni e di aerei da prendere, offre senza interruzione albe, aurore e crepuscoli, piogge e soli incandescenti, deserti e montagne, foreste e campagne, offre aurore boreali e pareli, arcobaleni e trombe d’aria, nuvole, queste meravigliose nuvole, climi e incanti, invita a oltrepassare tropici, a cavalcare l’Equatore, ad andare al di là del Circolo polare, a bagnarsi nell’Oceano indiano, a visitare le piramidi, la Muraglia cinese o i templi inca. La molteplicità dei paesaggi si oppone all’unicità delle città, il diverso scompare dalle megalopoli, ma non abbandonerà mai le risaie asiatiche, la baia di Ha Long, la tundra siberiana, la foresta amazzonica, il deserto sahariano, i paesaggi europei, le rive del Mediterraneo.

Michel Onfray · Filosofia del viaggio

Edoardo Sanguineti · Il mio sogno era fare il ballerino

Gli ultimi giorni  · da akatalēpsía

Il futuro della memoria · da Filosofi per Caso


Terra

Saturday, April 10th, 2010

ENNIO-MORLOTTI-CACTUS-1970

Ennio Morlotti · Cactus (p) · 1970

Il vento cessò al tramonto. Gli eucalipti, snervati per le raffiche dello scirocco, allentarono finalmente la presa. Nubi di zolfo sopra il vulcano. Alcuni cani randagi che avevamo visto allontanarsi nella tempesta si avvicinarono alla nostra casa. Dal pozzo spillasti dell’acqua: bevvero con frenesia, poi ci fissarono per cominciare chissà quale gioco. L’ultimo lampo del sole accese le prime stelle. Graziano Spinosi

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Se ne stanno abbarbicati al tempo, i cactus dei quadri di Morlotti, rendendone sensibile e visibile il gocciolio, come licheni di un celato organismo che ha in corpo storiche malattie. Il carattere finito e limitato della loro esistenza è evidente, anche se sembrano strisciare con lentezza contro un cielo di logorato splendore. […] Immagini persistenti e transitorie, aderenti in modo grave al movimento dell’esistenza, al suo continuo apparire ed eclissarsi, al suo carattere scivolante. L’uomo, dice Heidegger, è l’essere delle lontananze.

È la terra il campo semico di questa pittura: fossa fuia e limo natale che getta da per tutto le sue ombre rembrandtiane. Morlotti sottopone le cose al monologo interiore, al soliloquio della terra (nella poesia di Montale il punto di focalizzazione è spesso il vento). Morlotti potrebbe essere interpretato sotto il segno della psicanalisi oggettiva di Bachelard. È la terra ciò verso cui un vento di miraggi piega la vita, piante orti sangue inchiodati da dolcissime folate. Produttrice di eros e di desiderio la terra è presente ovunque, illude e, a un tempo non permette illusioni, avvalora ed annulla la finitudine esistenziale, rende effimere le fastose stagioni umane. Francesco Biamonti · Pazienza nell’azzurro

Eppure, talvolta, il paesaggio – più che essere bello e dolce – è nudamente terribile: non vi si legge la nostalgia dell’abitare originario, ma l’impossibilità stessa della residenza, il non essere a casa in nessun luogo, la profonda estraneità del luogo familiare. Dalla postfazione di Paolo Zublena

Marisa Bulgheroni · Una specie di magia del visibile

Alberto Bevilacqua · Sistemi difensivi di me ragazzo


Ápeiron

Thursday, January 10th, 2008

LIGURIAN SEA 1993  
Hiroshi Sugimoto · Ligurian Sea · 1993

Nel buio, spesso, tutto diventa più chiaro.

Graziano Spinosi

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Tutto ciò che è visibile è attaccato all’invisibile, l’udibile
al non-udibile, il sensibile al non-sensibile.
Forse il pensabile all’impensabile.
Novalis · Frammenti


Mediterraneo · 12

Monday, September 10th, 2007

SANTA MARIA DI LEUCA

La vera peste moderna è rappresentata dai turisti dei viaggi organizzati. È uno dei gradi inferiori della dignità umana. Per tentare di salvare qualcosa bisogna fare un tenace sforzo mentale e immaginare che il Mediterraneo è soltanto un mare interiore che tutti conserviamo nella memoria. Si preserva dentro ciascuno di noi. Non sei altro che un po’ d’acqua salata. In questo consiste la tua sostanza. L’umanità è una forma diversa di mare e la saggezza deriva dal conoscere o esplorare proprio il mare che ognuno di noi si porta dentro. Il mare, che è la maniera di Dio di mostrarsi azzurro. Manuel Vicent da Mediterraneo di Scipione Guarracino.

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Mediterraneo · 8

Friday, August 24th, 2007

MYKONOS

La memoria di un paesaggio è attenta all’equilibrio dei suoi elementi, non si occupa di ricordi. I luoghi di una felicità passata, col tempo, ne disperdono ogni traccia. Ma il forte vento, oggi, è causa d’una fresca euforia. Graziano Spinosi

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Ci sono certe isole che sembrano favorevoli agli sforzi dell’intelletto e stimolano gli entusiasmi dello spirito. Sulla loro superficie il mugghio del mare sovrasta il rumore del giorno e insieme sembrano provocare una sorta di silenzio. Pedrag Matvejević · Breviario mediterraneo


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Mediterraneo · 6

Sunday, July 29th, 2007

LAMPEDUSA CIMITERO 2007

Essere stati è una condizione per essere.

Fernand Braudel · Il Mediterraneo


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Mediterraneo · 5

Saturday, July 28th, 2007

MAESTRALE

Il mare profuma le strade dell’isola, oggi. Il maestrale apre i pori della pelle, lava la faccia alle case, spacca le onde e la rotta. A terra, aspettando che la forza del vento si consumi. Graziano Spinosi

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Il Vento, questo agente metafisico.
Cioran · Quaderni

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Mediterraneo · 4

Saturday, July 21st, 2007

LINOSA 2007

C’è sempre del sacro nei paraggi di un vulcano.

Graziano Spinosi

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Ah! Quanto vorrei limitarmi unicamente alla sensazione, a un mondo anteriore al concetto, alle variazioni infinitesimali di un’impressione da rendere con mille parole stupende e sconnesse! Scrivere seguendo direttamente i sensi, diventare interprete del corpo e dell’anima scoordinata! Trascrivere solo ciò che vedo, ciò che mi tocca, fare quello che farebbe un rettile se si mettesse all’opera, anzi non un rettile, ma un insetto, giacché il rettile ha la cattiva reputazione di un intellettuale. Un libro che fosse poetico per pura fisiologia. Cioran · Quaderni


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Mediterraneo · 3

Friday, July 20th, 2007

2007-MEDITERRANEO-LINOSA
Linosa
· 19 luglio 2007

Un brutto vaso da fiori può partecipare a una scena che anche la natura, qui,
forse, avrebbe voluto così.

Graziano Spinosi

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Non c’è felicità se non nell’innocenza, in ciò di cui l’uomo è particolarmente incapace,
in ciò che ha perduto per sempre.

Cioran · Quaderni


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Mediterraneo · 2

Wednesday, July 18th, 2007

 18 VII 2007
35° 29′ 58" latitudine N, 12° 36′ 03" longitudine E
Il cielo alle 19,45 del
18 luglio 2007

Si possono percorrere miglia e miglia senza spostare di un solo grado il proprio asse ontologico oppure viaggiare lontanissimo, restando immobili. Il viaggio non è un moto, piuttosto un attraversamento. Si viaggia sempre dentro, e per questa ragione bisognerebbe imparare a viaggiare per sottrazione, verso il silenzio, verso l’intangibile. Graziano Spinosi

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…i mercanti di sole inventano incessantemente altri Mediterranei. È un’invasione pacifica, dunque, quella cui dà vita questo turismo spesso irregimentato, pronto a pagare, e a caro prezzo, il diritto di dormire, di consumare e anche di guardare. Nessuno si stabilisce o progetta di stabilirsi in modo permanente. Quando riprende il lavoro negli uffici e nelle fabbriche del Nord, la stessa folla riguadagna in buon ordine i paesi d’origine. È davvero un’invasione pacifica, dunque, ma non innocente. Distrugge infatti siti e paesaggi, sfigurati dal lusso un po’ falso degli alberghi, degli immobili ‘fronte mare’ e delle seconde case: per l’archeologo di domani la sua traccia avrà tutte le caratteristiche di una conquista. E distrugge anche gli equilibri antichi e fragili delle società che la accolgono, in genere impreparate a subire lo shock dell’economia monetaria e spinte a sacrificare il futuro per il presente. Fernand Braudel · Il Mediterraneo

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Mediterraneo · 1

Tuesday, July 17th, 2007

2007-MEDITERRANEO-LAMPEDUSA

Lampedusa · Baia dei Conigli (istmo sommerso) · 16 luglio 2007

Le strade bianche cominciano e finiscono in una riva. I cani hanno il manto polveroso. Il basilico, la menta e l’origano profumano l’aria. Tutto è conseguenza del mare: questa la dannazione di ogni isola. Graziano Spinosi

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Tra terra e mare, in molti luoghi, vi sono dei limiti: un inizio o una fine, l’immagine o l’idea che li uniscono o li separano. Numerosi sono i tratti in cui la terra e il mare si incontrano senza irregolarità né rotture, al punto che non si può determinare dove comincia l’uno o finisce l’altro. Queste relazioni, multiple e reversibili, danno forma alla costa. Ogni idioma concepisce e crea appellativi più o meno conformi alle proprie coste, ai legami che esse tessono e annodano. La parola greca kolpos, da cui deriva golfo, inizialmente significava seno o grembo, implicando una certa relazione intima: il mare che tocca e abbraccia la terra. Pedrag Matvejević · Il Mediterraneo e l’Europa


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Pellicano

Tuesday, May 9th, 2006

PELLICANO  

Quando precipita in acqua non sbaglia mira, ma qualche volta impatta di pancia e si rovescia. Poi
si risolleva e guadagna la riva, gaglioffo, dove finge di non saper volare.

Graziano Spinosi

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Per dei figli ben riusciti i genitori non possono far molto. Ma se un padre irragionevole si spilla il sangue dal cuore per un figlio degenere, allora l’amore diventa stoltezza. Un amorevole pellicano, vedendo languire i suoi piccoli, si aprì il petto con il becco acuminato e li rifocillò col suo sangue. << Ammiro la tua tenerezza >>, lo apostrofò un’aquila, << e compiango la tua cecità. Ma guarda, dunque: insieme con i tuoi piccoli hai covato anche alcuni indegni cuculi! >>. Ed era così per davvero; perché anche a lui il cinico cuculo aveva rifilato le sue uova. Meritavano degli ingrati cuculi di acquistar la vita a così caro prezzo? Gotthold Ephraim Lessing · Favole in tre libri

CAYO-LARGO-2006-01-M     CAYO-LARGO-2006-02-M     CAYO-LARGO-2006-03-M