Posts Tagged ‘memoria’
Sunday, January 30th, 2011
Wolfgang Tillmans · Freischwimmer 42 (p) · 2004
È un alfabeto la memoria, e non fa sconti. Voler dimenticare è come decidere di non pensare. Quando ci pare che questo accada, ecco che qualcosa ci pensa, prende forma il ricordo. Graziano Spinosi
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Ciò che crediamo di scorgere, ciò che brilla in lontananza, nella lontananza del passato, sono i nostri sogni spenti, senza luce né calore, che sopravvivono, come fantasmi, grazie alla nostra ostinata tendenza all’evocazione. O magari è la memoria che, a sua volta, rivela – senza saperlo – l’intensità della nostra carenza, il profondo dolore degli uomini per quello che hanno perso. Chi ha sofferto dice che il peggior dolore, il dolore più insopportabile, è il dolore fantasma, quello che lascia come unica traccia della sua esistenza quel membro strappato dal resto del corpo che lo ha abbandonato per sempre. È da considerare un vero e proprio sintomo della nostra condizione il fatto che non esista dolore più intenso della memoria del dolore. Manuel Cruz · I brutti scherzi del passato
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Thursday, November 11th, 2010
Simone Martini · Morte di San Martino (p) · 1317-21
Chiesa Inferiore di San Francesco · Cappella di San Martino · Assisi
Un sonno prolungato oltre il naturale bisogno fisiologico, in qualche caso, può considerarsi alla stregua di una risposta univoca alle domande sul senso della vita. A volte l’immobilità è la sola forma di resistenza possibile. Uno scetticismo che trovi in sé la forza di raccontarsi è ancora forma vitale quanto la facoltà d’innamorarsi o il desiderio di accoppiamento (somigliano a quelle della lotta, le figure del congiungimento sessuale). Sedati i bisogni nutrizionali, e in assenza di guerre sotto casa, in un divano vuoto si può trovare tutto ciò che serve. Ai santi la vertigine delle stigmate. Graziano Spinosi
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Non ha senso aggrapparsi a un modello antropologico di cui la corruzione e l’incertezza dei tempi hanno decretato l’inesorabile declino. L’individuo eroico che, sostenuto da un codice d’onore collettivo, si lanciava generosamente nelle cose pubbliche alla ricerca di prestigio e di gloria, si è sgretolato sotto il peso di un mutamento epocale che ne lascia sopravvivere solo un pallido e risibile simulacro. A questo ingannevole feticcio, Montaigne oppone la figura del saggio, che sa cogliere la chanche di una inattesa libertà per conoscersi, e per fare della propria debolezza la propria inedita forza.[…] Limite, moderazione, mediocrità, medietà: sono questi gli ideali del saggio. La saggezza consiste nel rinunciare a tutto ciò che è eccezionale, glorioso, eminente, in quanto ormai avvolto inesorabilmente in un alone di inautenticità, e nel riconoscere la propria natura di uomini comuni. Elena Pulcini · L’individuo senza passioni
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Sunday, June 20th, 2010

Jean Dubuffet · Dhôtel nuancé d’abricot · 1947
Muore anche un bimbo
se muore un vecchio.
Graziano Spinosi
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Non sono mai stato un grande pescatore. Usavo, come qualsiasi altro ragazzino della mia età e dai mezzi tanto modesti come lo erano i miei, una semplice canna con l’amo, il piombo e il galleggiante di sughero legati al filo da pesca, niente a che vedere con gli artefatti moderni che sarebbero comparsi più tardi e che arrivai a vedere in mano ad alcuni dilettanti locali quando ormai ero cresciuto e avevo abbandonato ogni illusione piscatoria. Di conseguenza, le mie catture si riducevano sempre a qualche rara carpa, di rado qualche barbo, e pure piccolo, e tante ore passate invano (invano, a ben dire, nessuna, perché senza rendermene conto pescavo delle cose che nel futuro si sarebbero rivelate per me non meno importanti, immagini, odori, rumori, brezze, sensazioni). Per lo più seduto in riva all’acqua… non credo che esista al mondo un silenzio più profondo del silenzio dell’acqua.
Cade la pioggia, il vento sferza gli alberi spogli, e dal passato emerge e si avvicina un’immagine, quella di un uomo alto e magro, vecchio, lungo un sentiero allagato. Ha un bastone in spalla, una palandrana infangata e antica, e su di lui si riversano tutte le acque del cielo. Davanti a lui procedono i maiali, a testa bassa, sfiorando il suolo con il grugno. L’uomo che così si avvicina, sfumato nell’acquazzone, è mio nonno. È stanco, il vecchio. Si trascina appresso settant’anni di vita difficile, di privazioni, di ignoranza. Eppure è un uomo saggio, taciturno, che apre bocca solo per dire l’indispensabile. Parla talmente poco che tutti stiamo in silenzio lì ad ascoltare quando sul volto gli si accende qualcosa di simile a una luce di avviso. Ha una maniera strana di guardare in lontananza, anche se quel lontano è solo la parete che ha davanti. Il suo profilo sembra come tagliato con l’accetta, fisso ma espressivo, e gli occhi, piccoli e penetranti, di tanto in tanto brillano come se qualcosa che stesse pensando fosse stata definitivamente compresa. È un uomo come tanti altri in questa terra, in questo mondo, forse un Einstein schiacciato sotto una montagna di cose impossibili, un filosofo, un grande scrittore analfabeta. Qualcosa sarebbe stato, che non ha mai potuto essere. Rammento quelle tiepide sere d’estate, quando dormivamo sotto il grande fico, lo ascolto parlare della vita che ha fatto, del Cammino di Santiago che risplendeva sopra le nostre teste, del bestiame che allevava, delle storie e delle leggende della sua infanzia lontana. Ci addormentavamo tardi, ben avvolti nelle coperte per via del fresco mattutino. Ma l’immagine che non mi abbandonerà in quest’ora di malinconia è quella del vecchio che avanza sotto la pioggia, caparbio, silenzioso, come chi compie un destino che nulla potrà modificare. Tranne la morte. Questo vecchio, che quasi sfioro con la mano, non sa come morirà. Ancora non sa che pochi giorni prima del suo ultimo giorno avrà il presentimento che la fine è arrivata e andrà, di albero in albero del suo orto, ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dalle ombre amiche, dai frutti che non mangerà più. Perché allora sarà arrivata la grande ombra, finché la memoria non lo farà resuscitare sul sentiero allagato o sotto la volta del cielo e l’eterno interrogativo degli astri. Che parola pronuncerà allora? José Saramago · Le piccole memorie
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José Saramago · Il diritto all’indignazione
José de Sousa Saramago · da NAZIONE INDIANA
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Wednesday, April 7th, 2010

Mark Rothko · Untitled (p) · 1969 · Kate Rothko Prizel Collection
L’evoluzione del lavoro di un pittore, nel suo spostarsi da un punto all’altro nel tempo e nello spazio, ha come obiettivo la chiarezza. Ossia l’eliminazione di tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore. Cito, tra i vari ostacoli, il ricordo, la storia e la geometria.
Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare. Mark Rothko · Scritti
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Paul Auster · Lo spazio specifico
L’altro e lo stesso · da gli occhi di blimunda
L’illusione al potere · da akatalēpsía
Tags: alessandra pigliaru, astrazione, mark rothko, memoria, michel de montaigne, paul auster
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Sunday, March 28th, 2010

Edward Munch · Bacio alla finestra (p) · 1892
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo
Io non dipingo ciò che vedo. Ma ciò che ho visto.
La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.
Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.
Edward Munch · Frammenti sull’arte
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José Saramago · Noi abitiamo una memoria
Nel tempo che non c’era · da stefanorissetto
Tags: edward munch, josé saramago, memoria, stefano rissetto
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Thursday, March 25th, 2010

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca · 1945
L’evidenza dei fatti era infondata,
dovette arrendersi all’immaginazione.
Graziano Spinosi
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Ogni film che ci è piaciuto trova posto, un giorno, nella nostra memoria accanto ad altri ricordi. Diventa un ricordo tra tanti, anch’egli minacciato dall’oblio, dall’erosione della memoria. Può accadere anche che, per un motivo o per un altro, si rammentino con più o meno precisione il luogo, la data e le circostanze in cui lo si è visto per la prima volta. Ma ricordarsi del film è anche ricordarsi del film stesso, cioè di immagini. Un po’ come se la tecnica cinematografica avesse elaborato sin dall’inizio il lavoro mentale che seleziona delle percezioni per farne dei ricordi; come se, in qualche modo, avesse fatto il lavoro della memoria. Accade così che delle immagini di film rimangano qua e là nella testa come ricordi personali, come se facessero parte della nostra vita, con quello stesso livello di incertezza che colpisce i ricordi.
Quando sono al cinema, quelli che vedo sullo schermo sono grandi, più grandi di me, esattamente come gli adulti quando ero bambino. Il narratore della Recherche, quando ritorna nei luoghi dell’infanzia, li trova piccoli e striminziti rispetto al metro dei suoi ricordi.
Certe immagini sono più tenaci di altre.
Marc Augé · Casablanca
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Meta/sogni · da Squilibri
Trasmutazioni · da Filosofi per Caso
L’uomo tigre · da dentro Luisa
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Sunday, February 21st, 2010

Luigi Ghirri · Versailles · 1985
Ogni essere umano sprigiona un’essenza che non è in grado di percepire. È un segnale identitario al pari di altri, ma più persistente nel ricordo. Un segnale di orientamento, per alcuni di pericolo. L’essenza perdura anche quando niente sussiste d’un passato antico, dopo il suo distacco dal corpo. Graziano Spinosi
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Di ciò che non torna più, è l’odore che mi torna.
Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes
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Saturday, February 20th, 2010
Artavazd Pelechian · Life · 1993
L’ossessione della nascita in fondo non è che l’ossessione del passato, l’onnipresenza del passato. Ma con questa ossessione non si può essere, si può al massimo esistere. È da una suprema esacerbazione del ricordo che nasce l’ossessione della nascita. E anche da una brama: quella del vicolo cieco, del primo vicolo cieco. Né apertura né gioia che venga dal passato: solo dal presente, e da un futuro emancipato dal tempo. [...] Non è la mia nascita ad importarmi, ma la nascita. La mia ossessione è cosmogonica. Sono perseguitato dall’origine. [...] << C’è stato un tempo in cui il tempo non era >> si legge in un antico testo. Il rifiuto della nascita coincide con la nostalgia del tempo anteriore al tempo. Il rifiuto della nascita non è altro che questo. E. M. Cioran · Quaderni
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Wednesday, February 17th, 2010
Samuel Beckett · Film · 1964
Regia: Alan Schneider · Interpreti: Buster Keaton
I cani correvano allegri. Lesson one: the book is on the table. Immagini, mute, sostanza invariabile. There aren’t any dogs, there is a cat. Prendere parola, prendere parte. Am I? Are you? Ogni giorno, si addestrava: una ponderata geometria del ricordo. Are we? Graziano Spinosi
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Soppressa ogni percezione estranea, animale, umana, divina, la percezione di sé continua ad esistere. Il tentativo di non essere, nella fuga da ogni percezione estranea, si vanifica di fronte all’ineluttabilità della percezione di sé. […] Per poter essere rappresentato in questa situazione il protagonista è scisso in oggetto (Og) e occhio (Oc), il primo in fuga, il secondo all’inseguimento. Non sarà evidente fino alla fine del film che l’inseguitore percipiente non è un estraneo, ma è egli stesso. Samuel Beckett · Film
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Wednesday, January 7th, 2009
Giovanni Bellini · Madonna greca · 1460-64
Pinacoteca di Brera · Milano
Col tempo, passato e futuro assumono proporzioni diverse. Il piccolo passato del bambino si dilata negli anni e diviene grande nel ricordo, mentre la lusinga di un futuro senza limiti incombe drasticamente nell’adulto. Anche il presente cambia col tempo: ampio teatro della scena nella fanciullezza, luogo angusto e transitorio nell’età adulta. Domani, domani. Graziano Spinosi
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Per chi cerca di pensare filosoficamente alla storia, come me, e va alla ricerca di strutture narrative oggettive nelle modalità di svolgimento degli eventi umani, pochi esercizi sono più efficaci del tentativo di capire come nel passato si concepiva il futuro e di conseguenza come coloro che immaginavano il futuro in un determinato modo, dovevano concepire il proprio presente. Arthur C. Danto · Dopo la fine dell’arte
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Sunday, November 9th, 2008

Peter Jones · Polaroid · Anni settanta
Il ricordo (non il tempo) trasfigura le forme
d’un momento passato.
Graziano Spinosi
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L’accadimento prodigioso è la terra. La gioia e il dolore, la guerra e la pace, gli affetti, le stelle, i pensieri, le azioni appartengono alla terra. Essa è l’offerta dell’essere: l’essere abita da sempre l’apparire, ma la terra è il dono atteso dell’ospite. La verità ha accettato l’offerta. In principio, la verità ha voluto la terra, e questa volontà circonda e sorregge ogni volere mortale. Nella vita dell’uomo, la filosofia è un evento insolito: l’uomo vive solitamente nella non verità, attendendo ai problemi della terra. [...] La sollecitudine per la terra, in cui consiste la non verità, si fonda innanzitutto sull’accettazione della terra, compiuta dalla verità dell’essere. Noi possiamo volere qualcosa – la casa, il cibo, l’amore – solo in quanto vogliamo innanzitutto l’orizzonte, all’interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. Emanuele Severino · Essenza del nichilismo
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Friday, July 4th, 2008
Le Corbusier · Villa Turque · 1916-17 · Foto D. Schwartz
Lavorare a un’opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale, ma considerare anche la memoria come parte viva di quel materiale. Graziano Spinosi
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Dans une architecture aussi impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l’utile, le fort, le calme… Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison… Le Corbusier · Lettera a Anatole e Camille Schwob, committenti della Villa Turca.
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Thursday, April 3rd, 2008
Ron Mueck · Mask II · 2001-02
S. Francisco Museum of Modern Art
La piccola crepa d’un intonaco, adocchiata un giorno distrattamente, può dar vita al sogno notturno d’un terremoto. La memoria non fa sconti. L’emozione provocata da un violento temporale può stemperarsi nel sogno di un quieto paesaggio inondato di sole. La memoria si attiene ai fatti. A modo suo. Graziano Spinosi
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Sento risuonare l’acqua che cade nel mio sogno.
Le parole cadono come l’acqua io cado. Disegno
nei miei occhi la forma dei miei occhi, nuoto
nelle mie acque, mi dico i miei silenzi. Tutta
la notte attendo che il mio linguaggio riesca a
darmi forma. E penso al vento che viene a me,
perdura in me. Tutta la notte ho camminato sotto
la pioggia sconosciuta. Mi hanno dato un silenzio
pieno di forme di visioni (dici). E corri desolata
come l’unico uccello nel vento.
Alejandra Pizarnik · La figlia dell’insonnia
Tags: alejandra pizarnik, contrappunto, memoria, ron mueck, sogno
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Sunday, March 23rd, 2008

Ingmar Bergman · L’ora del lupo (fotogramma) · 1967
Marzo era il mese dei fuochi. Prime sere all’aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo era scoperchiato e parlava. Dopo la rimozione del pesante coperchio indietreggiavamo, ansiosi di udire la sua voce. Ci batteva il cuore. Poi qualcuno, tra i più grandi, s’avvicinava adagio e si sporgeva, in punta di piedi, ruotando il capo perché l’orecchio potesse cogliere ogni suono. La sua fuga improvvisa era il segnale che il pozzo aveva parlato. Tutti allora fuggivamo per lo spavento, ma subito dopo tornavamo a scrutarne il fondo buio, la forma della sua voce. Graziano Spinosi
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La memoria è immersa nel tempo, nasce dal passato e vive del passato, e dalla memoria vissuta (dalla memoria interiore) rinascono continuamente i ricordi che si modificano di stato d’animo in stato d’animo, di situazione in situazione, e che si intrecciano senza fine con i modi con cui riviviamo, o ci è possibile rivivere, l’avvenire: il futuro. [...] Dai vasti quartieri della memoria vissuta sgorgano sciami di immagini e di ricordi che si riflettono febbrilmente nel presente, solo se non è disturbata la continuità intenzionale del tempo: solo se, e quando, passato, presente e futuro si integrano e si correlano unitariamente, consentendo ad ogni esistenza umana di storicizzarsi. Eugenio Borgna · Come in uno specchio oscuramente
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Saturday, March 1st, 2008

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006
Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, il nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l’orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma, il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto, ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l’aria e l’acqua diventano una sola sostanza. Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Graziano Spinosi
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Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo
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Monday, January 28th, 2008
Lorenzo Lotto · Giovane con lucerna (p) · 1506-08
Kunsthistorisches Museum · Vienna
La memoria scrive sottopelle, ogni giorno, la filigrana del nostro essere.
Non si dovrebbe dimenticare che la facoltà di ricordare è pari a quella di essere ricordati.
Graziano Spinosi
©
Esse est percipi
George Berkeley
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Thursday, January 10th, 2008
Hiroshi Sugimoto · Ligurian Sea · 1993
Nel buio, spesso, tutto diventa più chiaro.
Graziano Spinosi
©
Tutto ciò che è visibile è attaccato all’invisibile, l’udibile
al non-udibile, il sensibile al non-sensibile.
Forse il pensabile all’impensabile.
Novalis · Frammenti
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Tuesday, December 25th, 2007
Brindisi · Via Santa Chiara
Un tempo, per tingere di rosso gli intonaci delle case, qui a Brindisi miscelavano alla calce i resti del mosto dopo la fermentazione. L’umore del mare, così, giorno dopo giorno s’attaccava a quello dei muri battuti dalla pioggia, dalle mani e dalle voci. Oggi sembrano case di zucchero e sale. Graziano Spinosi
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Perché noi occidentali, che crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle, abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? Il gesto dell’uomo crea armonia o disarmonia nell’universo… Umberto Galimberti · Le cose dell’amore
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Saturday, November 3rd, 2007
Alberto Burri · Sestante n.4 · 1982
Fondazione Burri · Città di Castello
Guarda, c‘è ancora il grande cipresso, ricordi?
Sì, mi ricordo, eppure lo vedo per la prima volta.
Graziano Spinosi
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A un luogo, tra tutti, si dà un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Così sono nati i santuari. Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria; in essi accaddero cose che li han fatti unici. Ma il parallelo dell’infanzia chiarisce subito come il luogo mitico non sia tanto singolo, il santuario, quanto quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la casa, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve… e tutti li anima del suo brivido simbolico.
I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese · Saggi letterari
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Sunday, September 30th, 2007

Lucio Fontana · Concetto spaziale, Attesa · 1965 · Collezione privata · Roma
Lo spazio e il tempo: due strade che portano al vuoto.
Il metro e l’orologio sono gli utensili con cui tracciamo confini provvisori.
Il tempo e lo spazio sono i protagonisti del sogno, l’altro grande impostore.
Graziano Spinosi
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La torre di Babele è un esempio antichissimo della pretesa dell’uomo per il dominio dello spazio. La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo è il distacco dalla terra, dalla linea di orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Lucio Fontana · Manifesto tecnico dello Spazialismo
Tags: de rerum natura, lucio fontana, lucrezio, memoria, sogno
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Friday, August 24th, 2007

La memoria di un paesaggio è attenta all’equilibrio dei suoi elementi, non si occupa di ricordi. I luoghi di una felicità passata, col tempo, ne disperdono ogni traccia. Ma il forte vento, oggi, è causa d’una fresca euforia. Graziano Spinosi
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Ci sono certe isole che sembrano favorevoli agli sforzi dell’intelletto e stimolano gli entusiasmi dello spirito. Sulla loro superficie il mugghio del mare sovrasta il rumore del giorno e insieme sembrano provocare una sorta di silenzio. Pedrag Matvejević · Breviario mediterraneo
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Tags: breviario mediterraneo, mare, memoria, mykonos, pedrag matvejević
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Monday, April 2nd, 2007
Piero della Francesca
La leggenda della vera croce (p) · 1452-66
Basilica di San Francesco · Arezzo
Da bambino immaginavo che gli alberi intorno a casa fossero persone di famiglia. Hanno l’odore delle stagioni, invecchiano, partecipano ai ricordi.
Graziano Spinosi
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Nasce teneramente l’aurora e ogni cosa si svela. Ognuna dice il suo nome giacché a sua volta si è destata al fuoco del giorno nuovo. [...] Volevo dirti del senso che provo a volte, d’essere io stesso una pianta, una pianta che pensa ma non distingue le proprie diverse facoltà, la propria forma dalle proprie forze, il proprio aspetto dal proprio luogo.
Paul Valéry · Tre dialoghi (Dialogo dell’albero)
Traduzione di Vittorio Sereni
Tags: memoria, paul valéry, piero della francesca
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Friday, March 16th, 2007

Isola di Tinos ∙ Grecia ∙ 1992
Da bambino costruivo teatrini e piccole automobili con materiali di scarto trovati per strada: legnetti, fili di ferro ossidato, cartone. Era bello questo gioco e mi perdevo, nessuna colpa ne violava l’incanto. Trascorrevo intere giornate mettendo insieme questi materiali poveri. Un filo di spago legava le ali di cartone d’un piccolo aereo alla sua fusoliera e l’aereo volava lontano. Nello studio in cui lavoro oggi ci sono gli stessi materiali e mi perdo anche ora, come allora, pur coi limiti dell’età adulta. Non so più avere l’abbandono che hanno i bambini, ma per tentare di provocarlo comincio sempre dal materiale. Senza fretta, mi accosto a un materiale cercando di ascoltare ciò che ha da dire. Alcuni materiali sono chiacchieroni, altri parlano poco. Un po’ come i gatti, ciascuno col proprio carattere. Cerco d’intonarmi a questo carattere avendo cura di rispettare le sue caratteristiche fisiologiche. Non mi piace che per dire una cosa se ne neghi un’altra. Si dice una cosa per dire quella cosa, può bastare. Allo stesso modo mi piace dire un materiale per dire solamente quel materiale. Il cartone è cartone. Arido, polveroso, voce rauca: l’acqua lo smembra e il fuoco lo consuma. È bello così, anche per questa vulnerabilità. L’acciaio è nervoso, austero, affidabile. Il ferro è buono, infaticabile e remissivo. La plastica spesso è incompresa. Non è bello che la plastica diventi finta-pelle, finto-legno, finta-plastica. Pur essendo un materiale sintetico ha la fierezza di quelli naturali. Bisogna accostarsi silenziosamente ai materiali, per poterli ascoltare. Il legno emette suoni che somigliano a quelli del pane. Anche l’acqua è un materiale. Come gli alberi, una strada, l’orizzonte. La memoria e la nostra esistenza sono materiali. Graziano Spinosi
©
L’arte deve nascere dal materiale. Ogni materiale ha
un suo linguaggio. È un linguaggio.
Jean Dubuffet
Tags: jean dubuffet, linguaggio, memoria, ricerca artistica, tinos
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Monday, January 1st, 2007

Willem de Kooning · Suburb in Havana · 1958
Lasciamo impronte che i luoghi conservano.
Graziano Spinosi
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Mi entusiasmo anche nel vedere che il cielo è blu, che la terra è terra, semplicemente. È questa la cosa più difficile: vedere una roccia e vederla così com’è, una roccia color terra. Mi ci sto avvicinando a poco a poco. Poi giunge un momento nella vita in cui si esce a fare una passeggiata, semplicemente. E si cammina nel proprio paesaggio. Willem de Kooning · Appunti sull’arte
Tags: memoria, suburb in havana, willem de kooning
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Monday, November 13th, 2006

Edward Hopper · Figura solitaria a teatro · 1902-04
Whitney Museum · New York
Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato in un divano, abbagliato dai ricordi. Da quel divano, che è un osservatorio sull’esistenza degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell’infanzia perduta. Solamente l’amore, con le nuove immagini di ogni amore, potrebbe distoglierlo dalla vertigine che gli procurano i ricordi. Oblomov dapprima indugia, poi si solleva, infine risponde a quel richiamo abbassando le palpebre. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l’immobilità è una forma mimetica di difesa. Graziano Spinosi
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Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra senza limite. Paul Bowles · Il tè nel deserto
Tags: edward hopper, memoria, oblomov, paul bowles
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Wednesday, October 25th, 2006

Emilio Vedova
Un quadro è anche la traccia di un luogo, di un tempo,
di un corpo a cui sopravvive.
Graziano Spinosi
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La pittura è, come la vita, una nuova scelta, nuova responsabilità. Niente è facile per me, la mia mano non si muove senza mesi di studio preparatorio, senza un continuo approfondimento della coscienza. Emilio Vedova
Tags: corpo, emilio vedova, memoria
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Wednesday, October 25th, 2006
Jan Van Eyck · Margaretha van Eyck · 1439
Groeninge Museum · Bruges
Anche i ricordi invecchiano.
Graziano Spinosi
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Tags: jan van eyck, memoria
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Monday, October 23rd, 2006
Jan Van Eyck · Uomo con turbante rosso · 1433
National Gallery · Londra
Come gli odori, più freschi nel ricordo, le opere d’arte possono stimolare la vivida percezione di luoghi e figure del passato: osservando l’immagine dipinta di un volto può comporsi così nella mente l’eterea figura di un altro volto che il tempo ha sbiadito, la piega di una palpebra, la forma d’una voce. Anche il palato e la pelle sanno ricordare; i nostri sensi sono un indispensabile strumento di orientamento. Come i sogni notturni. Graziano Spinosi
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Quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo. Marcel Proust · La Strada di Swann
Tags: cattleya, jan van eyck, marcel proust, memoria, sensi, uomo con turbante rosso
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