Posts Tagged ‘memoria’

Homo sapiens

Sunday, January 30th, 2011

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Wolfgang Tillmans · Freischwimmer 42 (part) · 2004

È un alfabeto la memoria, e non fa sconti. Voler dimenticare è come decidere di non pensare. Quando ci pare che questo accada, ecco che qualcosa ci pensa, prende forma il ricordo. Graziano Spinosi

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Ciò che crediamo di scorgere, ciò che brilla in lontananza, nella lontananza del passato, sono i nostri sogni spenti, senza luce né calore, che sopravvivono, come fantasmi, grazie alla nostra ostinata tendenza all’evocazione. O magari è la memoria che, a sua volta, rivela – senza  saperlo – l’intensità della nostra carenza, il profondo dolore degli uomini per quello che hanno perso. Chi ha sofferto dice che il peggior dolore, il dolore più insopportabile, è il dolore fantasma, quello che lascia come unica traccia della sua esistenza quel membro strappato dal resto del corpo che lo ha abbandonato per sempre. È da considerare un vero e proprio sintomo della nostra condizione il fatto che non esista dolore più intenso della memoria del dolore. Manuel Cruz · I brutti scherzi del passato


Simulacri

Thursday, November 11th, 2010

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Simone Martini · Morte di San Martino (part) · 1317-21
Chiesa Inferiore di San Francesco · Cappella di San Martino · Assisi

Un sonno prolungato oltre il naturale bisogno fisiologico in qualche caso può considerarsi alla stregua di una risposta univoca alle domande sul senso della vita. A volte l’immobilità è la sola forma di resistenza possibile. Uno scetticismo che trovi in sé la forza di raccontarsi è ancora forma vitale quanto la facoltà d’innamorarsi o il desiderio di accoppiamento (somigliano a quelle della lotta, le figure del congiungimento sessuale). Sedati i bisogni nutrizionali, e in assenza di guerre sotto casa, in un divano vuoto si può trovare tutto ciò che serve per sentirsi vivi senza essere indaffarati. Ai santi la vertigine delle stigmate. Graziano Spinosi

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Non ha senso aggrapparsi a un modello antropologico di cui la corruzione e l’incertezza dei tempi hanno decretato l’inesorabile declino. L’individuo eroico che, sostenuto da un codice d’onore collettivo, si lanciava generosamente nelle cose pubbliche alla ricerca di prestigio e di gloria, si è sgretolato sotto il peso di un mutamento epocale che ne lascia sopravvivere solo un pallido e risibile simulacro. A questo ingannevole feticcio, Montaigne oppone la figura del saggio, che sa cogliere la chanche di una inattesa libertà per conoscersi, e per fare della propria debolezza la propria inedita forza.[…] Limite, moderazione, mediocrità, medietà: sono questi gli ideali del saggio. La saggezza consiste nel rinunciare a tutto ciò che è eccezionale, glorioso, eminente, in quanto ormai avvolto inesorabilmente in un alone di inautenticità, e nel riconoscere la propria natura di uomini comuni. Elena Pulcini · L’individuo senza passioni


Pescavo

Sunday, June 20th, 2010

JEAN-DUBUFFET-DHOTHEL-NUANCE-D-ABRICOT-1947-P

Jean Dubuffet · Dhôtel nuancé d’abricot · 1947

  Muore un bimbo,
se muore un vecchio.

Graziano Spinosi

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Non sono mai stato un grande pescatore. Usavo, come qualsiasi altro ragazzino della mia età e dai mezzi tanto modesti come lo erano i miei, una semplice canna con l’amo, il piombo e il galleggiante di sughero legati al filo da pesca, niente a che vedere con gli artefatti moderni che sarebbero comparsi più tardi e che arrivai a vedere in mano ad alcuni dilettanti locali quando ormai ero cresciuto e avevo abbandonato ogni illusione piscatoria. Di conseguenza, le mie catture si riducevano sempre a qualche rara carpa, di rado qualche barbo, e pure piccolo, e tante ore passate invano (invano, a ben dire, nessuna, perché senza rendermene conto pescavo delle cose che nel futuro si sarebbero rivelate per me non meno importanti, immagini, odori, rumori, brezze, sensazioni). Per lo più seduto in riva all’acqua… non credo che esista al mondo un silenzio più profondo del silenzio dell’acqua.

Cade la pioggia, il vento sferza gli alberi spogli, e dal passato emerge e si avvicina un’immagine, quella di un uomo alto e magro, vecchio, lungo un sentiero allagato. Ha un bastone in spalla, una palandrana infangata e antica, e su di lui si riversano tutte le acque del cielo. Davanti a lui procedono i maiali, a testa bassa, sfiorando il suolo con il grugno. L’uomo che così si avvicina, sfumato nell’acquazzone, è mio nonno. È stanco, il vecchio. Si trascina appresso settant’anni di vita difficile, di privazioni, di ignoranza. Eppure è un uomo saggio, taciturno, che apre bocca solo per dire l’indispensabile. Parla talmente poco che tutti stiamo in silenzio lì ad ascoltare quando sul volto gli si accende qualcosa di simile a una luce di avviso. Ha una maniera strana di guardare in lontananza, anche se quel lontano è solo la parete che ha davanti. Il suo profilo sembra come tagliato con l’accetta, fisso ma espressivo, e gli occhi, piccoli e penetranti, di tanto in tanto brillano come se qualcosa che stesse pensando fosse stata definitivamente compresa. È un uomo come tanti altri in questa terra, in questo mondo, forse un Einstein schiacciato sotto una montagna di cose impossibili, un filosofo, un grande scrittore analfabeta. Qualcosa sarebbe stato, che non ha mai potuto essere. Rammento quelle tiepide sere d’estate, quando dormivamo sotto il grande fico, lo ascolto parlare della vita che ha fatto, del Cammino di Santiago che risplendeva sopra le nostre teste, del bestiame che allevava, delle storie e delle leggende della sua infanzia lontana. Ci addormentavamo tardi, ben avvolti nelle coperte per via del fresco mattutino. Ma l’immagine che non mi abbandonerà in quest’ora di malinconia è quella del vecchio che avanza sotto la pioggia, caparbio, silenzioso, come chi compie un destino che nulla potrà modificare. Tranne la morte. Questo vecchio, che quasi sfioro con la mano, non sa come morirà. Ancora non sa che pochi giorni prima del suo ultimo giorno avrà il presentimento che la fine è arrivata e andrà, di albero in albero del suo orto, ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dalle ombre amiche, dai frutti che non mangerà più. Perché allora sarà arrivata la grande ombra, finché la memoria non lo farà resuscitare sul sentiero allagato o sotto la volta del cielo e l’eterno interrogativo degli astri. Che parola pronuncerà allora? José Saramago · Le piccole memorie

José Saramago · Il diritto all’indignazione

José de Sousa Saramago · da NAZIONE INDIANA


Esseri immaginari

Wednesday, April 7th, 2010

Mark Rothko · Untitled

Mark Rothko · Untitled (part) · 1969 · Kate Rothko Prizel Collection

L’astrazione è una forma che la realtà prende nel ricordo.
Esseri immaginari, esseri immaginati.

Graziano Spinosi

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L’evoluzione del lavoro di un pittore, nel suo spostarsi da un punto all’altro nel tempo e nello spazio, ha come obiettivo la chiarezza. Ossia l’eliminazione di tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore. Cito, tra i vari ostacoli, il ricordo, la storia e la geometria.

Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare. Mark Rothko · Scritti

Paul Auster · Lo spazio specifico

L’altro e lo stesso · da gli occhi di blimunda

L’illusione al potere · da akatalēpsía


Recordare

Sunday, March 28th, 2010

Edward Munch · Bacio alla finestra

Edward Munch · Bacio alla finestra (part) · 1892
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

Io non dipingo ciò che vedo. Ma ciò che ho visto.

La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.

Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

José Saramago · Noi abitiamo una memoria

Nel tempo che non c’era · da stefanorissetto


Casablanca

Thursday, March 25th, 2010

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca · 1945

L’evidenza dei fatti era infondata.
Dovette arrendersi all’immaginazione.

Graziano Spinosi

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Ogni film che ci è piaciuto trova posto, un giorno, nella nostra memoria accanto ad altri ricordi. Diventa un ricordo tra tanti, anch’egli minacciato dall’oblio, dall’erosione della memoria. Può accadere anche che, per un motivo o per un altro, si rammentino con più o meno precisione il luogo, la data e le circostanze in cui lo si è visto per la prima volta. Ma ricordarsi del film è anche ricordarsi del film stesso, cioè di immagini. Un po’ come se la tecnica cinematografica avesse elaborato sin dall’inizio il lavoro mentale che seleziona delle percezioni per farne dei ricordi; come se, in qualche modo, avesse fatto il lavoro della memoria. Accade così che delle immagini di film rimangano qua e là nella testa come ricordi personali, come se facessero parte della nostra vita, con quello stesso livello di incertezza che colpisce i ricordi.

Quando sono al cinema, quelli che vedo sullo schermo sono grandi, più grandi di me, esattamente come gli adulti quando ero bambino. Il narratore della Recherche, quando ritorna nei luoghi dell’infanzia, li trova piccoli e striminziti rispetto al metro dei suoi ricordi.

Certe immagini sono più tenaci di altre.

Marc Augé · Casablanca

Meta/sogni · da Squilibri

Trasmutazioni ·  da Filosofi per Caso

L’uomo tigre · da dentro Luisa


 

Nomadi

Tuesday, March 2nd, 2010

Brice Marden · Grove Group III

Brice Marden · Grove Group III · 1973

Il corpo è un testo, la memoria il sottotesto.
L’identità è un ritorno inattuabile.

Graziano Spinosi

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Alcuni continuano a proclamare la necessità di tornare alla natura; ma mi risulta che non dicono mai che si dovrebbe procedere verso la natura. Se i nostri modelli sono le apparizioni che abbiamo in sogno, o il ricordo del nostro passato preistorico, questi sono forse a minor titolo parte della natura o della realtà di quanto non lo sia la rappresentazione di una mucca in un campo? A mio parere certa cosiddetta astrazione non è affatto tale; al contrario, essa è il realismo del nostro tempo. · 1948 · Adolph Gottlieb · La scuola di New York

Nell’opacità silenziosa della nuda vita, nella malinconia senza nome di un pomeriggio in una città straniera, nel sentimento soffocante della morte, o nell’ebbrezza della percezione di una verità imminente ma inafferrabile, nella disperazione di sentirsi cosa tra cose, cercare una storia significa lavorare pazientemente i confini per trasformarli in transiti e in passaggi: in soglie. O, se questo non è possibile, almeno cercare di cogliere e di comunicare che il confine stesso, che ora appare insuperabile, non è l’ultimo confine. Al di là di esso c’è probabilmente un altro confine, un altro orizzonte. Franco Rella · Dall’esilio

Io penso che la vita…  ·  da  Altri appunti