Posts Tagged ‘roland barthes’

Nothing

Sunday, November 28th, 2010

S-BRUGGEMANN-NOTHING-2003-P 
Stefan Brüggemann · Nothing · 2003

) niente (
 
Graziano Spinosi

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Dunque, succede: niente. Questo niente, tuttavia, bisogna dirlo. Come dire: niente? Ci troviamo qui dinanzi a un grande paradosso dello scrivere: niente può solo dirsi niente; niente è forse la sola parola della lingua che non ammette nessuna perifrasi, nessuna metafora, nessun sinonimo, nessun sostituto; infatti dire niente altrimenti che con il suo puro denotante (la parola niente), sarebbe già colmare il niente, smentirlo: come Orfeo che perde Euridice voltandosi verso di lei, niente perde un po’ del suo senso ogniqualvolta lo si enuncia (lo si de-nuncia). Bisogna dunque barare. Roland Barthes · Il grado zero della scrittura


Untitled

Thursday, February 25th, 2010

Mark Rothko · Untitled

Mark Rothko · Untitled (part) · 1964

È più innocente un lupo affamato di un eremita a digiuno. La televisione, sordida, trasmette continuamente immagini di esseri umani, animali e paesaggi, colpiti dalla morte e ancor più duramente dall’abiezione mediatica, divenuta consuetudine. Il dolore degli altri per alcuni è un privilegio, per altri una semplice disattenzione. Graziano Spinosi

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Nel lutto interiorizzato, quasi non ci sono segni. È il compimento dell’interiorità assoluta. Eppure, tutte le società sagge hanno prescritto e codificato l’esteriorizzazione del lutto. Malessere della nostra, per via del fatto che essa nega il lutto.

Si dice: il Tempo calma il lutto – No, il Tempo non fa passare niente; fa passare soltanto l’emotività del lutto.

Non si dimentica,
ma qualcosa di
atono si installa in noi.

Voglio fare solo viaggi in cui non abbia il
tempo di dire:
voglio tornare!

Roland Barthes · Dove lei non è

Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana


Essenza

Sunday, February 21st, 2010

Luigi Ghirri · Versailles

Luigi Ghirri · Versailles · 1985

Ogni essere umano sprigiona un proprio odore, un’essenza che non è in grado di percepire. È un segnale identitario più persistente di altri; può diventare tellurico nel ricordo. Un segnale di orientamento, per alcuni di pericolo. L’essenza perdura anche quando niente sussiste d’un passato antico, anche dopo il suo distacco dal corpo. Graziano Spinosi

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Di ciò che non torna più, è l’odore che mi torna.

Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


Yellow

Sunday, February 8th, 2009

Anish Kapoor · Yellow

Anish Kapoor · Yellow · 1999

Ogni domanda è legittima, è la risposta che conta.

Il mercato ha spopolato le piazze dove si parlava e deportato in massa la gente nelle case. Quindi ha creato bisogni nuovi, ipnotici, trasformando così gli esseri umani in consumatori (di beni che soddisfano il bisogno del mercato). Per appagare questi bisogni il mercato sfrutta furiosamente ogni risorsa; il mercato distrugge, sembra perfino ignorare che la sua degenerazione ha come conseguenza l’autodistruzione. È grottesco, il mercato. Natura, e stato di natura.

Una vita dopo la fine della vita, un’altra vita, finalmente terrestre. Potrebbe cominciare così il racconto di chi, durante un’eclissi di sole, decise che era venuto il momento di scrivere la biografia di un albero e dimenticare tutto il resto.

Alcuni luoghi visti per la prima volta sembrano conosciuti da sempre. Altri, frequentati abitualmente, all’improvviso diventano estranei. Come le persone.

Il desiderio è l’unico inganno credibile.

Graziano Spinosi

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Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un’immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo; proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


La mosca

Tuesday, October 3rd, 2006

Petrus Christus · Ritratto di cartusiano 
Petrus Christus · Ritratto di cartusiano · 1446
Metropolitan Museum · New York

Guarda in direzione dello spettatore, occhi dipinti che fissano occhi vivi. Come un’impalcatura il suo corpo minuto sostiene uno sguardo dal piglio acceso, a richiamare l’attenzione di chi vivrà in un tempo futuro. Ti guardo, mi vedi? è la voce dell’autore; ancora un’allegoria della morte. La mosca si posa, lo lascia dire. Graziano Spinosi

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Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo (mi piacerebbe soltanto vedere i miei occhi quando ti guardano); proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes


Il corpo degli alberi

Sunday, April 30th, 2006

Levi van Veluw · Landscape I   
Levi van Veluw · Landscape I · 2008

Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi.
Scrivono il tempo come i libri, gli alberi sono libri.

Graziano Spinosi

©

Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci.
Roland Barthes