No Maps
Dei nomadi, è la dimora temporanea che m’interessa: il corpo-fiume assegnato all’attraversamento, alla persistenza dell’orientamento geografico e metafisico. Alla sosta. Graziano Spinosi
©
Nel viaggio, si scopre soltanto ciò di cui si è portatori. Il vuoto del viaggiatore crea la vacuità del viaggio, la sua ricchezza ne produce l’eccellenza.
L’innocenza presuppone l’oblio di ciò che abbiamo letto, appreso, sentito. […] L’invenzione dell’innocenza, necessaria al viaggio, esige di conseguenza l’abbandono delle opinioni sullo spirito dei popoli, il rifiuto dello sguardo egocentrico e missionario, ma anche l’affrancamento dai pregiudizi sulla forma del viaggio. Perché quasi tutti gli autori specializzati sul tema celebrano l’immersione, vantano il merito dei lunghi periodi, degli investimenti particolari: l’apprendimento della lingua, il risiedere sul posto, la vita con gli autoctoni. Per quale scopo? Per comprendere un paese, per coglierne la natura essenziale, afferrarne realmente il sapore? Per disporre di un’intelligenza attiva all’interno di questa cultura laddove i cittadini del paese stesso non ne dispongono? La conversione non cambia affatto la questione: rimaniamo prigionieri della nostra nascita, della nostra terra natale, della nostra lingua madre, murati nelle pieghe primigenie dell’infanzia. Un quarto di secolo vissuto in Giappone da un giapponese non equivarrà mai, in termini metafisici, alla stessa durata vissuta da un occidentale nello stesso luogo.
Per inventare un’innocenza efficace, e sempre per quanto riguarda la forma del viaggio, si tratta allo stesso modo di disfarsi e liberarsi da una visione reazionaria che prima lo presupponeva possibile mentre ora lo proclama impossibile. Prima di cosa? Prima del cambiamento del mondo, prima della mondializzazione, della globalizzazione, della pretesa uniformizzazione del pianeta, prima della modernità. Questa presa di posizione deriva infatti dal credere in un’età ideale, in un tempo prima del tempo, in cui il viaggio avrebbe potuto permettere l’accesso diretto e senza indugio alla verità del paese visitato.
Alla maniera degli uccelli migratori, il cui orologio interno, il metabolismo e il magnetismo decidono dei loro movimenti, viaggiare presuppone mettersi in ascolto di ciò che, in sé, deriva dall’eternità del sistema solare e risiede in noi, nel più profondo delle nostre connessioni atomiche.
Ogni viaggio vela e disvela una reminiscenza.
Michel Onfray · Filosofia del viaggio
•
Franco Battiato · Invito al viaggio